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Sono le 15.30, minuto più minuto meno. Il rumore assordante delle pompe, la catena della gru che sfrigola, l’odore acre del fondale lacustre, le voci che si sovrappongono di operai e volontari.
Ai lati del pontile anche Lorenzo Rizzardi, il proprietario della barca che supervisiona i lavori. Poi il boato, le urla di gioia di chi su quella nave ci sta lavorando da troppe ore, dalle 8 del mattino. La Concordia del Garda è tornata a galla, il suo asse è (quasi) parallelo al pelo d’acqua. Ma la festa dura poco, perché il barcone si inclina di nuovo, torna a sfiorare il fondo sul suo lato destro, quello che fino a ieri era completamente sommerso. Non c’è pace per la Lazzaro Mocenigo, la nave vecchia più di 100 anni, lunga più di 42 metri e pesante più di 130 tonnellate che da un mese giaceva arenata – abusivamente, secondo l’Autorità di Bacino – sul lato esterno del pontile del porto privato di Dusano, dove vi era rimasta parcheggiata per anni. Era stata ormeggiata fuori, non perpendicolare alla banchina ma parallela: è bastata qualche onda per strapparla dai pali in legno a cui era fissata, farla inclinare sul fianco e toccare il fondo, là dove l’acqua è profonda poco più di 5 metri. Ieri mattina quasi 50 persone si sono alternate sul pontile, per cercare di tirarla su.
La palancola mobile arrivata da Venezia, attrezzata di gru e che ha sollevato la barca da dietro, dalla prua. I sommozzatori specialisti di Trento, con il supporto dei Volontari del Garda, che già di prima mattina avevano fissato sul lato destro i palloni galleggianti che una volta svuotati avrebbero dovuto raddrizzarla. Dentro e fuori, sopra e sotto, le pompe idrovore – capacità complessiva da 30mila litri al minuto – che per tutto il giorno hanno liberato la nave dall’acqua e dal fango. Sembrava fatta, non è stato così. Tanti gli incidenti di percorso: già in mattinata un pannello che salta – uno dei tanti utilizzati per chiudere ogni entrata e ogni oblò – e che costringe i volontari ad un intervento d’emergenza, per tappare di nuovo il buco. Nel pomeriggio la vittoria sfiorata, la barca che si raddrizza ma che in pochi attimi comincia a pendere di nuovo, pare per colpa di infiltrazioni dal piano di sotto, qualcuno a bassa voce suggerisce che lo scafo potrebbe essere seriamente danneggiato.
TUTTO IL PAESE intanto sembra rimanere con il fiato sospeso, per quel pezzo di storia di Manerba che se l’è vista davvero brutta. Le operazioni di recupero si sono protratte fino a sera: un plauso meritato ai tantissimi volontari, non solo gardesani, almeno 30 persone: i paracadutisti di Calcinato, la Protezione Civile della Franciacorta, il gruppo della Valcarobbio, arrivati da Bergamo. Tutti al capezzale della Concordia del Garda.