24 settembre 2017

Società Privilegiata

La “Società Privilegiata” si costituisce a Milano nel 1825, per iniziativa del duca Carlo Visconti di Modrone, del conte Vitaliano Borromeo, di Valentino Mordaret e della ditta Gavazzi e Quinterio. Presidente è il duca Carlo Visconti di Modrone. Scopo della società è l’esercizio “del nuovo metodo di navigazione nelle acque dell’Alta Italia”.
La “Società Privilegiata” ottiene l’8 febbraio 1825 il privilegio esclusivo della navigazione a vapore su fiumi e laghi del Lombardo-Veneto per la durata di 15 anni. Inizia quindi a dotare di piroscafi i grandi laghi del nord Italia. Nel febbraio 1826 scende in acqua sul lago Maggiore il piroscafo “Verbano”. Nel frattempo alla spiaggia dell’Olmo, presso Borgo Vico di Como, viene costruito il “Lario”, primo piroscafo del lago di Como. Varato il 29 luglio 1826, compie tre viaggi di prova il 13, 14, 15 agosto con a bordo numerosi invitati, sulla rotta Como – Domaso. Il 16 agosto 1826 inaugura il servizio passeggeri sul lago di Como. La rotta Como – Domaso è coperta in circa 5 ore, compresi i tempi di trasbordo dal piroscafo alle barche per il trasporto a terra.
Il 9 settembre 1826 viene varato, sempre alla spiaggia dell’Olmo, il piroscafo “Plinio”, che entra in servizio il successivo 1 novembre sulla Lecco – Domaso. I due piroscafi s’incrociano oltre la punta di Bellagio, e fanno trasbordo dei passeggeri per mezzo di palischermi. L’ingresso al porto di Como, inizialmente precluso ai piroscafi per la loro mole, viene concesso dalla Delegazione Provinciale il 25 agosto 1827, nonostante le proteste dei barcaioli del porto.
Il 1° aprile 1828 vengono definitivamente fissate gli orari e le tariffe dei piroscafi. In particolare l’orario estivo prevede il “Lario” in partenza ogni giorno da Como alle otto di mattina per Domaso, da dove riparte per Como alle 13 circa. Il “Plinio” invece percorre la rotta Lecco – Domaso, ma alternatamente il Martedì, Giovedì, Venerdì e Domenica.Vengono anche studiate coincidenze per la Villa Pliniana, nonchè per le barche a remi da Domaso per Riva di Chiavenna, da dove poi è possibile proseguire in diligenza verso lo Spluga.

Nel 1830 l’esercizio viene dato in appalto a Giuseppe Camozzi, nativo di Grotto di Carlazzo e residente a Como. Questi fa costruire un terzo piroscafo, simile ai primi due, il “Falco” . L’entrata in servizio del “Falco” permette di alleggerire il servizio del “Plinio”, che viene ormeggiato nel porto di Como. Ma il piroscafo costituisce un ingombro che il piccolo porto di Como non può sopportare per un lungo periodo; il Camozzi viene quindi diffidato a togliere dal porto il “Plinio, che altrimenti sarebbe rimosso d’autorità e a di lui spese”.
Nel 1835 il duca Carlo Visconti di Modrone decide di trasferire il piroscafo “Otello”, che fa servizio sul Po, sul lago di Como. Ribattezzato “Arciduchessa Elisabetta” e dato in affitto al Camozzi entra in servizio il 5 luglio 1835 sulla Domaso – Lecco, evidenziando subito pessime doti nautiche derivanti dalla sua costituzione fluviale.
Il 24 agosto 1838 il lago è in festa per la visita dell’imperatore d’Austria Ferdinando I. Il sovrano giunge in carrozza a Varenna, dove s’imbarca sul “Falco” per Bellagio, ove è ospite di Villa Melzi. L’indomani il sovrano si reimbarca per Como, ove è ospite di Villa Raimondi. Il “Falco” rimane a sua disposizione per tutto il tempo della permanenza a Como.

VeloceLa “Società Privilegiata”, al quindicesimo anno di vita, decide di disdire l’appalto con il Camozzi, rientrando in possesso dei piroscafi “Lario” e “Plinio”. L’”Arciduchessa Elisabetta” viene posto in disarmo e di lì a breve demolito, mentre la “Privilegiata” acquista dal Camozzi anche il “Falco”, e fa costruire un nuovo piroscafo, più grande e più potente dei precedenti, chiamato “Veloce” .
Ma l’aumentata domanda di mobilità porta alla costituzione in Como della “Società Lariana di Navigazione a Vapore”, che il 29 luglio 1843 inizia il suo servizio con il piroscafo “Lariano”. La concorrenza è serrata, la “Privilegiata” aumenta le corse e gli scali e ribassa i prezzi. La lotta vede inizialmente prevalere a società milanese, che acquista parte delle azioni della “Lariana” ottenendo la maggioranza. Tuttavia l’opinione pubblica comasca reagisce, con scherni e boicottaggi di vario genere. La “Società Privilegiata” è costretta ad arrendersi. I piroscafi “Lario” e “Plinio” vengono demoliti nel 1846, mentre il “Falco” e il “Veloce” vengono ceduti alla “Società Lariana”.

Società Lariana

La “Società Lariana” viene costituita a Como nel 1843 per iniziativa del conte Gian Pietro Porro, che affida a Giuseppe Camozzi (già concessionario dell’esercizio per la “Società Privilegiata” ) la costruzione di un nuovo battello. Il “Lariano”, primo piroscafo in ferro del Lario, viene varato il 7 giugno 1843, ed entra in servizio il 29 luglio 1843. Il nuovo piroscafo incontra subito il favore del pubblico, in quanto più confortevole e più rapido dei piroscafi della concorrente “Società Privilegiata”. La Lariana inoltre costruisce pontili di sbarco a Lecco, Colico e Como. In particolare il pontile a Como viene costruito all’esterno del porto ( mentre la “Privilegiata” s’era vista negare l’autorizzazione per un pontile interno al porto ), e ne viene concesso l’utilizzo anche alla società concorrente, a patto che “non si cagionino lesioni ai diritti che possano competere a chi aspetta il battello “Lariano”, nè intralci all’uso di detto battello”. La lotta fra le due società vede inizialmente prevalere la “Privilegiata”, che giunge ad acquisire gran parte delle azioni della “Lariana” conseguendo la maggioranza nelle decisioni. Ma l’opinione pubblica si mobilita, boicottando in ogni modo i piroscafi della “Privilegiata”, che alla fine, nel 1846, è costretta a ritirarsi dal servizio, mentre la società comasca nei tre anni di attività ha reso un utile pari al 5% del capitale iniziale. . La “Lariana” acquista dalla ex-antagonista i piroscafi “Veloce” e “Falco”, e approva il proprio statuto, il 21 aprile 1846, ma con effetti retrodatati al 29 luglio 1843 (inizio del servizio del “Lariano”).

Marzo 1848 vede scoppiare la prima guerra d’indipendenza; il “Veloce” ed il “Lariano” vengono requisiti dal comando austriaco cittadino, mentre rimane in servizio il solo “Falco”. In particolare il “Veloce” viene utilizzato il 27 ottobre 1848 per una spedizione della guarnigione austriaca ad Argegno per sedare la rivolta della Val D’Intelvi, capeggiata da Andrea Brenta. La spedizione fallisce, e la guarnigione è costretta a reimbarcarsi sul “Veloce” e a far ritorno a Como.
Nel 1851 la “Lariana” acquista sul lago di Lugano il piroscafo “Ticino”, a ruote del 1848, che smontato a Porlezza, trasportato a Menaggio e quivi rimontato, entra in servizio col nome di “Adda”.
L’anno successivo viene siglata la prima convenzione con le Poste Imperiali, ratificata poi nel 1853 e nel 1855. Le coincidenze sono fissate con la Ferrovia Milano-Camerlata, connessa a Como da un servizio di diligenza. Verso nord invece i piroscafi fanno coincidenza a Domaso con il servizio di barche a vela e remi per Riva di Chiavenna, da dove poi partono le diligenze per lo Spluga e per la Valtellina; il Pian di Spagna infatti non è ancora stato del tutto bonificato.
Il servizio dei piroscafi inizia a riscuotere un certo interesse anche dal punto di vista turistico, e la “Lariana” decide di potenziare la flotta, varando nel 1857 il piroscafo “Unione”, e nel 1859 il “Forza”. Altri due piroscafi sono programmati, ma lo scoppio della seconda guerra d’indipendenza nel 1859 blocca le nuove costruzioni.
Nel maggio 1859 parte della guarnigione austriaca viene imbarcata sui piroscafi “Lariano”, “Forza” e “Unione”, per evitare che i piroscafi cadano in mano di Garibaldi, che il 26 ottiene una importante vittoria a Varese, e attraverso la Valmorea si avvicina al comasco con i suoi volontarii. Ottenuta la vittoria di San Fermo, il generale avanza verso Como. Gli austriaci richiamano i soldati imbarcati a terra, per difendere la città; i piroscafi immediatamente si allontanano da Como, per sottrarsi ad altri ordini del comando austriaco; in particolare il “Lariano” percorre tutto il lago per annunciare alle popolazioni lariane l’arrivo di Garibaldi, e trasporta a Como i volontarii della Val D’Intelvi. Il generale libera la città, e il 4 giugno, imbarcatosi con i suoi soldati sul piroscafo “Unione”, salpa alla volta di Lecco. Gli altri piroscafi vengono fermati nel porto di Como, ed il servizio viene temporaneamente sospeso.

Como Il 1° ottobre 1859 i piroscafi riprendono servizio, incelando il tricolore; la Lombardia è ufficialmente annessa al Regno di Sardegna.
Nel 1860 la “Lariana” fa costruire presso la Escher&Wyss di Zurigo il piroscafo “Vittoria”, mentre il “Veloce” ed il “Falco”, ormai vetusti, sono posti in disarmo. Nello stesso anno viene sottoscritta una nuova convenzione con il ministero del commercio, direzione generale delle poste, che prevede l’istituzione di un ufficio postale a bordo dei piroscafi. Successivamente viene stipulata un’altra convenzione, stavolta con le Poste Elvetiche, che tra l’altro richiede l’istituzione di una corsa diretta Como – Colico, che copra l’intero percorso in due ore e mezzo. Per far fronte a queste richieste nel 1865 viene varato il piroscafo “Italia”, costruito sempre dalla Escher&Wyss, dotato di macchina da 300CV e di linee di scafo particolarmente agili. Nel frattempo gli ormai antichi piroscafi “Falco”, “Veloce” nonchè il glorioso “Lariano” vengono demoliti. La navigazione sul lago conosce un grande sviluppo, sia per il continuo afflusso di turisti da tutta Europa, sia per le esigenze di trasporto delle popolazioni locali, in continua crescita; inoltre occorre considerare che in questi anni il Lario è privo di ferrovie, e poco fornito di strade. Anche il movimento delle merci è notevole, e tale servizio viene svolto dalla “Lariana” sia con barconi trainati dai piroscafi, sia dai piroscafi stessi; in particolar modo il piroscafo “Forza” viene di preferenza destinato al servizio delle merci. Gli ottimi introiti portarono la “Lariana” a un aumento del proprio capitale, con la distribuzione di 700 nuove azioni da 400 lire ciascuna. Inoltre nel 1872 vennero costruiti dalla Escher&Wyss di Zurigo i due grandi piroscafi gemelli “Volta” e “Lariano” (secondo di questo nome) dalla potenza di 400CV e dalla portata di 650 passeggeri. Questi due moderni, veloci ed eleganti piroscafi vengono immediatamente dedicati alle corse dirette dal capoluogo per il centro-alto lago.

Ma la flotta lariana risulta ancora insufficente, lasciando insoddisfatta una cospicua domanda di trasporto, soprattutto dal punto di vista turistico. Sempre nel 1872 si costituisce a Milano la “Società Italiana per la Navigazione a Vapore sui laghi”, che pone in servizio nel 1873 due grossi piroscafi-salone gemelli, il “Lombardia” e l’“Elvezia”, e nel 1874 altri due grandi piroscafi-salone gemelli, il “Como” e il“Lecco”. La concorrenza tra le due società è aspra; se la “Lariana” primeggia essenzialmente sul servizio per le popolazioni locali e per le merci, la “Italiana” assorbe invece la maggior parte del traffico turistico. La renitenza delle due società a ogni accordo porta a delle congrue perdite per entrambe, finchè l’8 giugno 1874 si giunge a un accordo fra le parti. Nascono le “Società Riunite per la Navigazione a Vapore sul Lago di Como”; le due società non giungono però alla completa fusione, conservando ciascuna la propria amministrazione.

Società Italiana

La “Società Italiana” viene costituita improvvisamente a Milano nel 1872 da un gruppo di imprenditori comaschi. Dietro l’azione di questo gruppo imprenditoriale c’è forse la volontà nascosta di fondersi con la “Lariana”, partendo da una posizione di tutto rispetto. La nuova società infatti viene registrata a rogito del notaio Vincenzo Strambio, il 28 febbraio 1872, con un capitale versato di 740.000 lire; per rendersi conto delle potenzialità dell’”Italiana”, basti pensare che la “Lariana” nello stesso periodo ha un capitale versato di 600.000 lire. Immediatamente la nuova società commissiona alla ditta Escher&Wyss la costruzione di 4 grossi piroscafi-salone, ed inizia a costruire le proprie infrastrutture di terra; in particolare realizza pontili a Colico, Carate, Bellagio e soprattutto gli strategici pontili 3 e 4 a Como, prospicenti la nuova piazza Cavour. Nel 1873 entrano in servizio il “Lombardia” e l“Elvezia”, entrambi a ruote, con macchine da 450 CV e 800 passeggeri di portata massima.La “Società Italiana” inizia un servizio tra il capoluogo e i principali centri del lago, con un buon successo di pubblico. Ai primi del 1874 entrano poi in servizio il “Como” e il “Lecco”, anch’essi da 450CV di potenza ma dalla capienza di 500 passeggeri. La concessione per la navigazione alla nuova società viene rilasciata il 14 febbraio 1874. Ma la concorrenza della “Lariana” si fa sentire. Il cavalier Carlo Sessa, nominato “Commissario per definire le pendenze fra le due società”, rileva: “Le conseguenze della renitenza a un accordo sono una perdita per le due Società di ben L.200.000 per la concorrenza sostenuta, oltre a una quantità di opere eseguite in doppio che risultano inutili una volta fatta la fusione”. In effetti le perdite iniziano a farsi rilevanti, sia per la Lariana sia per la nuova società, finchè con modifiche allo statuto della “Lariana” (18 marzo 1874) e della “Italiana” (9 maggio 1874) si giunge a un accordo tra le due società, che assumono la nuova denominazione di “Società Riunite per la Navigazione a Vapore sul Lago di Como”, con capitale comune di L.3.000.000, ma amministrazioni ancora separate.

Società Riunite

La “Società Riunite” si costituisce in Milano l’8 giugno 1874, come risultato della parziale fusione delle due società concorrenti, la “Società Lariana” e la “Società Italiana”. Il capitale della nuova impresa è di Lire 3.000.000 (circa 8.500.000 Euro), e la sede è in Como. Tuttavia le due società mantengono ognuna la propria amministrazione. La “Riunite”, presieduta dal duca Lodovico Melzi D’Eril, incrementa in maniera considerevole i propri utili nel triennio 1875-1877, grazie soprattutto al settore turistico in continua espansione, per soddisfare il quale la “Riunite” impiega i 4 grandi piroscafi salone della ex-“Società Italiana”.

Nel 1877 sorgono improvvisamente due concorrenti, per la “Riunite”: la ditta “Martino Novi&C.” con sede in Como, e la ditta “A.Giussani”, con sede in Lecco. La “Martino Novi” vara i piccoli piroscafi“Val D’Intelvi” e “Bellagio” e li pone in servizio sulla Como – Menaggio, mentre la “A.Giussani” svolge servizio sulla rotta Lecco – Bellano con i piroscafi “Bellano”“Menaggio” e “Umberto I° “. Tuttavia tali esercizi non incontrano il favore del pubblico, soprattutto perchè svolti con natanti sostanzialmente inadeguati.

Nel frattempo la “Riunite” istituisce un servizio di 14 corse giornaliere sui tre rami del lago, alcune dirette dai capoluoghi alle principali località di soggiorno, altre in servizio locale per i paesini delle sponde. Il pubblico premia abbondantemente il servizio, mentre vengono istituite agenzie a Como, Argegno, Tremezzo, Cadenabbia, Bellagio, Menaggio, Dongo, Gravedona, Colico e Lecco. La ditta “Martino Novi” nel 1881 cessa il servizio, e cede il “Bellagio” alla “Società Riunite”. Nel 1884 è varato il piroscafo “Cadenabbia”, a elica, mentre viene demolito il vecchio “Adda”. La ditta”Giussani”, stremata dalle forti passività d’esercizio, viene assorbita dalla “Società Riunite”. Il 30 dicembre 1884 la “Società Riunite” approva un nuovo statuto, assumendo la denominazione di Lariana Società anonima in Como per la Navigazione a Vapore nel lago di Como”, e completando la fusione delle due società preesistenti.

Lariana

Nel 1884 le “Società Riunite” decidono di completare la parziale fusione, avvenuta dieci anni prima, tra le due preesistenti società, la “Società Lariana” e la “Società Italiana”. L’assemblea plenaria dei soci, convocata il 30 dicembre 1884, stabilisce la completa fusione delle due società, e indica il nuovo nome della società in “Lariana Società anonima in Como per la navigazione a vapore nel lago di Como”. Presidente è il marchese Ludovico Trotti Bentivoglio, vicepresidente Pietro Baragiola. La “Lariana” conosce, sul finire del secolo, un periodo di grande sviluppo; molti sono i servizi cumulativi, sia con imprese di diligenze per le valli lariane, come la Baggioli ad Argegno, sia con le ferrovie Mediterranea (Milano – Como) e Adriatica (Lecco – Bergamo – Brescia), nonchè con le Ferrovie Nord Milano che proprio in questi anni completano la loro rete fino a Como Lago e a Laveno sul lago Maggiore. La “Lariana” adegua il proprio servizio alle ondate turistiche sempre più consistenti introducendo diversi servizi a bordo delle unità maggiori come ristorante ed ufficio postale. Inoltre inizia a dotarli di dinamo per la produzione di corrente elettrica.

Ma la “Lariana” procede anche in quegli anni ad uno svecchiamento generale della flotta. Nel 1892 è varato il piroscafo “Plinio”secondo di questo nome, da 500CV e 550 passeggeri. Il 1893 vede la ristrutturazione dell’“Elvezia”, il cambio apparato motore del “Volta” e dell’“Italia”, e la messa in disarmo del piroscafo “Forza”, che viene poi demolito nel 1895. L’anno successivo vede il varo del piccolo piroscafo “Brunate”, da 130CV e 75 passeggeri, dotato di dinamo per la produzione di corrente elettrica; nel 1899 viene varato l’“Adda”secondo di questo nome, di dimensioni lievemente maggiori, con una macchina da 160CV e 180 passeggeri di portata massima. E’ interessante notare come per questi piroscafi di dimensioni relativamente ridotte la “Lariana” si affidi a cantieri italiani, mentre per le unità maggiori il costruttore pressochè esclusivo continua ad essere la Escher&Wyss di Zurigo. Sul finire del secolo inoltre si afferma il servizio dei piroscafi-merci; fino a questo momento le merci venivano fatte viaggiare sulle normali corse passeggeri, con tutti i disagi del caso. La “Lariana” decide di destinare corse specifiche per le merci a grande velocità, per cui viene impiegato il piroscafo “Italia”, mentre per quelle a bassa velocità vi sono i rimorchiatori. Tuttavia il veloce “Italia” non risulta il battello più adatto, sia per la velocità, sia per i limitati spazi a bordo. Nel 1902 presso il cantiere di Campo Garibaldi il piroscafo “Plinio” viene trasformato da ruote a elica, la macchina cambiata e spostata a poppavia, in quello che era il salone di prima classe, la coperta rifatta, le sale sottocoperta trasformate in stive e dotate di ampi boccaporti; il nome iniziale per il rinnovato piroscafo è “Lario”, ma al momento del varo si decide per “Commercio”, in relazione al ruolo del battello. Frattanto, la vecchia macchina del “Plinio” viene montata su un nuovo scafo costruito dalla Escher&Wyss nel 1903; il nuovo piroscafo, leggermente più lungo e più largo del precedente, viene battezzato “Plinio” terzo di questo nome. Nel novembre del 1903 poi, la “Lariana”, prima in assoluto, inaugura il sistema dei ferry-boat, che verrà poi ripreso e potenziato nel primo dopoguerra; in particolare il primo ferry-boat della Lariana è destinato al trasporto dei vagoni ferroviari carichi di carbone dallo scalo a lago delle Ferrovie al nuovo cantiere della Lariana a Tavernola.

E siamo agli anni della Belle Epoque, periodo d’oro della navigazione a vapore; turisti da tutta Europa e dall’America giungono sempre più numerosi ad ammirare le bellezze del Lario, e sempre più numerosi s’imbarcano per una crociera sullle azzurre acque lariane. La “Lariana” tuttavia ha in servizio numerosi grandi piroscafi, mentre manca di natanti di taglia intermedia con cui svolgere servizi locali o semi-diretti. Nel primo quindecennio del ‘900 compaiono sul Lario numerosi nuovi piroscafi di dimensioni intermedie, impiegati sulle rotte meno trafficate, oppure nella stagione invernale. Nel 1904 viene varato il “Milano”, mezzo-salone a ruote, da 420CV e 260 persone, costruito dalla ditta Odero di Sestri Ponente; ma il nuovo piroscafo evidenzia fin da subito alcuni problemi, principalmente legati alla scelta della propulsione a ruote per un natante relativamente piccolo. Nel 1907 entra in servizio il piroscafo “Bisbino”, mezzo-salone a elica, da 250CV e 260 persone, costruito dalla Escher&Wyss di Zurigo; l’anno successivo è la volta del gemello “Baradello”. Questi due piccoli natanti trovano subito un utilizzo assai impiego, mentre vengono preventivati ulteriori ampliamenti della flotta: Anche il servizio merci si amplia: nel 1908 entra in servizio il nuovo rimorchiatore “Cigno”, nel 1911 lo “Zara”. Nel 1910 poi entra in servizio il nuovo piroscafo “San Fermo”, salone a elica da 400persone, che però rivela una stabilità non proprio ottimale, tanto che dopo alcuni anni di servizio il ponte superiore verrà tolto. Nel 1912 poi è la volta del “Tremezzo”, simile al “San Fermo” ma mezzo-salone, molto elegante e dalla linea moderna. Frattanto si progetta la trasformazione a elica del piroscafo “Milano”, che viene fermato a Campo Garibaldi per i lavori.

La Grande Guerra, pur non causando danni materiali nella provincia di Como, porta però con se una situazione economica negativa. La “Lariana”, venendo meno ogni flusso turistico, ed aumentando a dismisura i costi delle materie prime, entra in una grave crisi economica; dai 25 piroscafi in servizio nel 1915 la flotta si riduce a 11 piroscafi in servizio; tutti gli altri sono in disarmo o alienati. Il personale progetta allora di organizzarsi in una cooperativa per la gestione del servizio; il presidente della “Lariana”, Felice Baragiola, in risposta a questo progetto pubblica nel 1920 un memoriale analizzante le cause della crisi della “Lariana”, alcune delle quali riconducibili al malanimo del personale. Lentamente la situazione si normalizza, mentre la “Lariana” acquista azioni della SALVI, esercente i primi autoservizi sulle sponde, e della SATAL, che gestisce un servizio di motoscafi; in particolare i primi anni del dopoguerra vedono riorganizzarsi, a fianco della flotta “storica” una nuova flottiglia di motoscafi con cui la “Lariana” intensifica notevolmente i servizi locali, con costi di esercizio notevolmente più bassi. Il turismo intanto riprende fiato, mentre Benito Mussolini sale al governo; l’Italia torna ad essere una potenza mondiale.

Concordia 28 OttobreLa “Lariana” intraprende, dopo il 1922, il più importante rinnovamento di flotta mai attuato sui laghi italiani; nel 1922 viene rimodernato il piroscafo “Menaggio”, nel 1923 i piroscafi“Cadenabbia” e “Lecco”, nel 1924 il “Como” e l’“Elvezia”, nel 1925 è la volta del “Lariano” e del “San Fermo”, e viene varato il nuovo rimorchiatore “Trieste”. Sempre nel 1925 viene ampliato il cantiere di Tavernola,e ricostruito quello di Campo Garibaldi, che il Comune di Como qualche anno prima aveva ordinato di dismettere. Inoltre viene inaugurato il primo servizio di “autochiatta” in centrolago, svolto dall’autochiatta “Mussolini”. Il 1926 si apre con l’alaggio del piroscafo “Lombardia”al cantiere di Campo Garibaldi, mentre a Tavernola viene realizzata la trasformazione del piroscafo “Milano” in motonave a elica, la più grande dei laghi italiani. Ma la grandiosa opera di rinnovamento della “Lariana” non si ferma qui: altri due grandi piroscafi devono solcare il Lario. Nei primi mesi del 1926 viene costruito, a Dervio, in località Due Platani, uno scalo d’alaggio con annesse officine; il 7 giugno viene impostato il piroscafo “Savoia”; le maestranze della ditta N.Odero lavorano con rapidità eccezionale, ed il successivo 31 luglio il “Savoia” scende trionfalmente nelle acque derviesi, mentre sullo scalo s’imposta il suo gemello, “28 Ottobre”; questi due grandi piroscafi ben rappresentano la volontà di rinnovamento unito al rispetto per la tradizione che ha sempre contraddistinto la “Lariana”, basti pensare che negli stessi anni le flotte degli altri laghi italiani vedono ridursi drasticamente il numero di piroscafi, molti dei quali trasformati in motonavi, che consentono un esercizio più economico ma abbassano decisamente il livello di comfort. Nel settembre 1926 poi torna in acqua il grande “Lombardia”, per il riallestimento delle sovrastrutture e dei saloni. L’anno si chiude con l’introduzione sul “Savoia” del sistema di distribuzione “Caprotti”, novità tecnica di grande rilievo. Il 1927 comincia male; il 15 febbraio al piroscafo “Baradello” viene rilevata un’infiltrazione nella stiva, prontamente riparata. Il 18 febbraio un gravissimo avvenimento sconvolge la città di Como. Si è nel pieno dei festeggiamenti per le reliquie di San Luigi, che stanno per essere portate da Lecco a Como mediante il piroscafo “Lecco”, recante a bordo, oltre al vescovo e alle autorità, anche un gran numero di fedeli, ai quali man mano che il piroscafo ferma nei vari paesi del lago se ne aggiungono sempre di più. Ma all’altezza di Lezzeno la maggior parte dei passeggeri – circa 700 – che erano a bordo si sposta sul lato destro per salutare un altro piroscafo di passaggio; il “Lecco” stracarico sbanda pericolosamente, ed imbarca acqua da alcuni oblò aperti finiti sotto il livello del lago. L’equipaggio si prodiga per riportare tutto alla normalità, ma mentre il piroscafo è nei pressi di Cernobbio viene rilevata dell’acqua nella stiva; il capitano, considerate le garanzie di sicurezza offerte dal porto di Como, decide di portare a termine il viaggio. Il “Lecco” giunge effettivamente al pontile 4 di piazza Cavour; ma allorchè la folla si sposta sul lato sinistro per sbarcare il piroscafo inizia ad affondare a poppa, alzando sempre più la prua. Soltanto la pronta cooperazione di personale della “Lariana”, barcaioli, agenti di PS e molti civili aiuta a ridurre l’entità del disastro; in particolare il macchinista Giacomo Pedraglio come si accorge di quel che sta accadendo al piroscafo con grande prontezza di spirito invece di precipitarsi in coperta apre le valvole delle caldaie, impedendone lo scoppio. Il naufragio del “Lecco” provoca quattro morti e una decina di feriti. Il “Lecco” s’inabissa dopo un paio d’ore, e verrà poi recuperato nel maggio successivo.Il 28 Maggio 1927 il re d’Italia giunge a Como, in visita alle Esposizioni per il Centenario Voltiano a Villa Olmo; il re, dopo la visita, effettua una crociera in centrolago a bordo del piroscafo “Savoia”. Nel frattempo il ricuperato “Lecco” viene temporaneamente adibito a servizio merci, mentre il “Commercio” viene interamente rimodernato. Il 25 giugno torna in servizio il maestoso “Lombardia”, ammiraglia della flotta lariana. Il 26 luglio è poi la volta del nuovo piroscafo “Trento”, a elica da 200 persone. Nel 1929 viene inaugurato il nuovo cantiere di Dervio, nel luogo dove tre anni prima erano stati varati il “Savoia” e il “28 Ottobre”; l’inaugurazione si conclude col varo dell’“Unione”, veterano della flotta, che viene completamente rimodernato.Di seguito riportiamo uno schema riepilogativo dell’imponente programma della “Lariana”:

E’ importante rilevare che la “Lariana” attua questo imponente progetto senza far ricorso a capitali esteri, o a sussidi dello stato, ma interamente in forma privata, basandosi soltanto sui propri profitti.

la crisi degli anni ’30 (1932-1940) Nel 1932, dopo molti anni in attivo, la “Lariana”, come le altre compagnie italiane, segna un passivo, a causa del forte sviluppo dei traffici automobilistici; si provvede subito a trasformare in motonavi i piroscafi “Cadenabbia”, ribattezzato “Garibaldi” e “Umberto”, con il nome di “Balilla”. Tuttavia il volume dei traffici si riduce ulteriormente, a seguito del completamento delle strade costiere e dei primi autoservizi; la “Lariana” deve ridimensionare la sua flotta, procedendo alla demolizione di alcune navi ormai superflue. Peraltro il “Sabato Fascista” porta sul lago una notevole massa di turisti italiani, che auitano a mantenere costantemente in attivo il servizio della “Lariana”; inoltre la stessa compagnia periodicamente attua delle interessantissime promozioni che richiamano sui piroscafi molta gente. Nel 1939 entra in servizio l’autochiatta “Tremezzina”, che intensifica e migliora il servizio autotraghetto a centro-lago.

I primi anni della seconda guerra mondiale passano senza grandi conseguenze; da ricordare soltanto il naufragio del “Brunate” presso Bellagio il 24 novembre 1941, urtato per sbaglio dal piroscafo “Menaggio”. Dopo la caduta del regime il 25 luglio 1943 si provvede al cambio dei nomi dei piroscafi “Savoia” e “28 Ottobre” in “Patria” e “Concordia”. Dopo l’8 settembre 1943 la situazione si fa più dura; la manutenzione ai piroscafi è ridotta al minimo indispensabile, mentre si fa sempre più difficile reperire carbone per i piroscafi, e nafta per le motonavi. Inoltre inizia a prospettarsi lo spettro dei mitragliamenti aerei anglo-americani. Nel tardo autunno 1944 l’intero nord-Italia è bersagliato da queste azioni terroristiche da parte degli inglesi e degli americani; la “Lariana”, in considerazione di questo provvede a decentrare parte della sua flotta in luoghi difficilmente raggiungibili dai cacciaboimbardieri nemici: molti piroscafi vengono nascosti nel canale dell’Isola Comacina, mentre il servizio continua tra molte difficoltà. Il piroscafo “Lariano”, il più veloce, viene destinato al trasporto truppe da e per l’altolago; stranamente però viene risparmiato dalle incursioni terroristiche dei “liberatori”.

Il 1945 si apre tragicamente per il Lario; l’intera zona viene bersagliata da mitragliamenti e bombardamenti da parte dei nemici anglo-americani; quel che è peggio, i nemici rivolgono i loro attacchi non contro bersagli militari, ma contro la popolazione civile inerme; in un susseguirsi di vergogne, vengono attaccati scuole elementari, lavatori, edifici civili e persino cittadini per le strade; peraltro i “liberatori” vigliaccamente si guardano bene dall’attaccare dove vi sia anche il segno della più minima reazione da terra, dovuta più che altro al valore dei Soldati della Repubblica Sociale Italiana che a un effettivo potenziale bellico. I piroscafi della “Lariana” non sono purtroppo esenti da questa forma di selvaggia barbarie da parte dei “liberatori”. Il 10 gennaio 1945 alle 14,30 i piroscafi “Patria” e “Bisbino” vengono attaccati in centro-lago; muore il capitano del “Bisbino”, Arturo Prevedoni, e rimangono gravemente feriti il marinaio Paolo Malugani del “Bisbino”, ed il timoniere Giovanni Frigerio del “Patria”; l’impiego di pallottole perforanti e detonanti da parte dei “gangsters dell’aria” provocano un principio d’incendio a bordo del “Patria”, prontamente domato dall’equipaggio; tra i civili si contano 5 morti e 17 feriti sul “Patria”. Il 12 gennaio viene mitragliato il piroscafo “Baradello”, al pontile di Lecco, fortunatamente vuoto. Il 15 gennaio un pesante mitragliamento colpisce la città di Como; è coinvolto anche il piroscafo “Concordia”, ormeggiato vuoto al pontile della funicolare. Il 25 gennaio il piroscafo “Baradello”, ormeggiato vuoto al pontile di Abbadia Lariana, viene mitragliato; a nulla valgono i valorosi tentativi di salvataggio da parte del comando dei Vigili del fuoco di Lecco; il piroscafo, dopo alcune ore di incendio, affonda. Il 31 gennaio 1945 gli assassini volanti danno nuova prova della loro abilità omicida: a Blevio è mitragliato il “Lombardia”, a Domaso il “Volta” ed a Onno il “Como; addirittura gli anglo-americani giungono nella loro cieca follia a considerare come obiettivo militare il piccolo motoscafo “Moltrasio”, che viene attaccato a raffica nel porto di Como, restando però beffardamente a galla ed in condizioni di muovere. Nel febbraio il rimorchiatore “Trieste” ed il piroscafo “Commercio” vengono spezzonati in navigazione in centrolago. Sempre nel febbraio la “Lariana” decide inspiegabilmente di collocare i piroscafi “Lombardia”, “Volta” e “Lariano” arenati di prua alla foce del Mera in Pian di Spagna, mimetizzati. Scrive il colonnello Pieramedeo Baldrati: “per quanto mimetizzate le navi risaltano alla vista e perchè di grossa mole e perchè affiancate bordo a bordo. Esse spiccano nitide sul verde della pianura di prua e sulle acque azzurre, ben delimitate dall’andamento giallastro delle rive, di poppa. Fu un’esca? Fu deplorevole leggerezza? E’ ben vero che le due navi maggiori (Volta e Lombardia, ndr) erano danneggiate ( seppure ancora in grado di muovere con le proprie macchine), ed allora trova corpo l’ipotesi dell’esca, ma l’invio al macello del “Lariano”, intatto, non trova una spiegazione logica”. Il 14 marzo 1945 una formazione anglo-americana, tenendosi ben lontana dalle mitragliere del forte di Colico, attacca i tre piroscafi; il bersaglio è allettante e soprattutto indifeso, e i passaggi si susseguono, finchè i tre piroscafi non sono completamente avvolti dalle fiamme. Accorrono sul luogo i coraggiosi Vigili del Fuoco volontari di Menaggio e Gravedona, e tutte le truppe della zona, ma poco si può fare per i piroscafi, il cui gigantesco rogo dura tutta la notte. Dal 16 aprile, per ragioni tecniche vengono soppressi dalla “Lariana” tutti i servizi sul lago.

La fine della guerra vede la “Lariana” economicamente stremata, ed in grande difficoltà per quanto riguarda le forniture di carbone; la flotta è ridotta a 18 natanti, molti dei quali in condizioni di predisarmo. Tuttavia il presidente, dottor Felice Baragiola, riprende valorosamente il servizio di navigazione, reso possibile dall’alto senso del lavoro di tutto il personale della “Lariana”. Il 28 dicembre 1945 il piroscafo “Commercio” riprende il servizio merci per Lecco e Colico, mentre il 1° settembre l’autochiatta “Tremezzina” riprende il servizio in centro lago, a orario a richiesta. Il 1947 è segnato da un lato dalla difficoltà di reperire il carbone necessario ai propri piroscafi, dall’altro con il recupero dei piroscafi danneggiati dalla guerra; a maggio vengono rimorchiati a Tavernola il “Lariano”, il “Lombardia” e il “Volta”, distrutti in Pian di Spagna; inoltre viene recuperato il “Baradello”, affondato ad Abbadia.Mentre il servizio riprende, sotto la spinta di una piena ripresa turistica, la “Lariana” inizia a proporre un piano di rinnovamento della flotta, per il quale però è indispensabile un supporto economico da parte dello Stato. Il piano viene completamente ignorato, come quelli seguenti. Nel frattempo si procede alla demolizione dei piroscafi “Volta” e “Lombardia”, mentre si progetta un recupero del “Lariano” e dell’”Italia” (posto in disarmo a Pescaù); la “Lariana” provvede a modificare le caldaie del “Concordia” per la combustione a nafta, in modo da ridurre notevolmente i costi d’esercizio. Nel 1950, mentre, mancando un aiuto economico da parte dello stato la “Lariana” è costretta a demolire il “Lariano” e l’”Italia”, torna in servizio il piroscafo “Baradello”, completamente ricostruito, con nuove caldaie a nafta. Un esperimento per dotare la flotta di due nuovi motoscafi non ha seguito. Il presidente della “Lariana”, dott.Felice Baragiola, presenta un nuovo piano per il rinnovamento della flotta, che prevede il mantenimento della flotta storica, con la trasformazione delle unità minori in rapide ed eleganti motonavi.

Ma lo stato oppone la possibilità di una gestione commissariale statale del servizio, come fatto sul Maggiore e sul Garda dal 1948; va notato che su tali laghi però le antiche flotte erano state decimate dagli eventi bellici, nè si era avuta alcuna ripresa nel dopoguerra. Il 31 dicembre 1950 scade la concessione alla “Lariana”, e la stessa informa che “salvo diverse disposizioni delle superiori autorità continuerà il servizio fino a nuovo avviso e con il consueto orario”. La motonave “Garibaldi” viene migliorata nelle sovrastrutture, e nel 1951 si provvede a trasformare la combustione delle caldaie del “Patria” da carbone a nafta, modificando inoltre la linea con un nuovo fumaiolo corto, d’aspetto più moderno per i tempi. Il servizio della “Lariana” di rascina, fra le crescenti difficoltà sollevate anche dalle stesse autorità. Dopo 5 anni dal primo piano, e dopo 2 dalla scadenza della concessione, il Ministero dei Trasporti si dedica finalmente al problema, sfornando un agghiacciante progetto per il rinnovo della concessione alla “Lariana”, a patto che la flotta esistente vegna interamente demolita, e si costruiscano dieci nuovi natanti; la capienza complessiva della nuova flotta sarebbe di 2870 passeggeri: il traffico quotidiano sul Lario sfiora i 5000, con punte di 8000; il progetto governativo si rivela del tutto insoddisfacente. Frattanto il Ministero appronta nel cantiere di Peschiera d.G. lo scafo della motonave “Mantova”, per trasportarlo sul Lario. La “Lariana”, con un coraggio e un senso del dovere di cui le va riconosciuto pieno merito, trasforma nel frattempo il “Brunate” in motonave, con un nuovo motore diesel economico. Un alto funzionario dell’ispettorato per la motorizzazione concede un’intervista in cui quantifica gli investimenti ritenuti “necessari” dallo Stato: dei 475 milioni preventivati, 70 verrebbero spesi per la costruzione di una nuova chiatta, spesa che appare quantomeno superflua. Inoltre lo Stato non parla minimamente di servizio merci sul lago, in accordo con la politica di quegli anni nota a favorire il trasporto su gomma ed un noto gruppo automobilistico torinese. Il 21 agosto 1952, alle ore 11.50, giunge una raccomandata presso la Segreteria della “Lariana” con l’odrine di sospendere immediatamente ogni servizio lacuale. Alle 12.10 giunge alla sede della “Lariana” la Gestione Governativa. Invano il dottor Felice Baragiola cerca di opporsi; il gestore governativo nomina direttore del servizio l’ingegner Giordano Azzi. Il dottor Felice Baragiola, staccato dalla parete l’orario di esercizio, con la fierezza di un ammiraglio vinto ma non domo, lascia tra la commozione generale la sede della “Lariana”. Tuttavia la “Lariana” ricorre presso il Consiglio di Stato contro il Decreto del Ministero dei Trasporti che autorizza la requisizione dell’intera flotta e delle sovrastrutture della “Lariana”. Il ricorso viene accolto il 18 dicembre 1952, ed il 18 febbraio 1953 il Consiglio di stato stabilisce l’illegittimità ed il conseguente annullamento del decreto di requisizione. Il Ministero provvede ad emanare un secondo decreto, che stabilisce virtualmente la decorrenza della Gestione Commissariale con il 31 marzo 1953. Alla “Lariana” vengono lasciati 4 natanti, non autorizzati dal R.I.NA. a navigare; inoltre viene contrattualmente definita la vendità degli altri piroscafi. Ma il dottor Felice Baragiola, provato dagli anni e da una malattia incurabile, cede la armi; tantopiù che l’effettivo pagamento da parte dello Stato giunge soltanto nel 1955. Il dottor Felice Baragiola, anima e simbolo della “Lariana” più di ogni altro, muore tra il compianto dell’intera città, il 15 febbraio 1959.

Gestione Governativa

Il ministero dei trasporti comincia a considerare l’idea di rilevare l’esercizio della Navigazione sul Lago di Como, detenuto dalla “Lariana” nel 1948. Il motivo principale sono le forti passività del periodo bellico, che hanno creato un forte deficit per la società e costretto a ridurre i servizi al minimo indispensabile, con natanti in condizioni spesso precarie. Nel 1948 inoltre il governo sperimenta sugli altri grandi laghi (Maggiore e Garda) una forma di gestione Commissariale della navigazione, che dà risultati non trascurabili. In sostanza le antiche flotte vengono quasi interamente rimpiazzate con nuovi motoscafi e motonavi con cui adempiere al meglio il servizio di linea; vengono conservate solo alcune unità maggiori destinate ai servizi di noleggio.
Tuttavia lo status quo sul Lario è profondamente diverso; intanto la “Lariana” vanta una tradizione ben maggiore delle altre società che scompaiono in quegli anni; inoltre la flotta della “Lariana”, pur carente di manutenzione, è ancora in gran parte efficente. Per questo la “Lariana” inizia a presentare dei piani di rimodernamento della flotta, da realizzarsi mediante le sovvenzioni per i danni bellici che lo Stato dovrebbe concederle. La situazione si trascina tra piani respinti e fatiche per continuare e migliorare il servizio fino al 21 agosto 1952, quando la “Lariana” riceve dall’Ispettorato della motorizzazione civile l’ingiunzione di cessare immediatamente il servizio lacuale. Il dottor Baragiola, presidente della “Lariana” tenta invano di opporsi; l’intera flotta è requisita dal governo, che prosegue il servizio; viene nominato direttore del servizio l’ingegner Giordano Azzi.

La Gestione Commissariale si pone fondamentalmente due obiettivi; introdurre in servizio nuove unità di portata minore della flotta tradizionale, e demolire le unità obsolete. A questa gestione va riconosciuto il grande merito di avere investito cifre davvero notevoli per l’epoca per il rinnovamento della flotta: soltanto dal 1952 al 1957, anno in cui la gestione diviene Governativa, vengono varate 16 nuove unità. Ma la Gestione Commissariale ha anche il torto di non utilizzare al meglio la flotta preesistente scegliendo invece di eliminarla quasi per intero; navi come il “Brunate”, appena trasformato in motonave, o l’”Unione”, interamente rinnovato appena trent’anni prima, vengono poste in disarmo, privando così la flotta lariana di molte unità ancora valide, oltrechè pregevoli dal punto di vista storico.
Lo svecchiamento della flotta inizia subito, dal settembre 1952, giungono i 5 motoscafi serie “Uccelli” e le tre motonavi serie “Laghi” (originariamente battezzate con nomi di città), a cui seguiranno poi nel 1954 le 5 motonavi serie “fiori”. I nuovi natanti sono di dimensioni notevolmente più ridotte degli antichi piroscafi, di linea moderna, economici nell’esercizio ma tutti con portata limitata. Il 18 febbraio 1953 il Consiglio di stato accoglie il ricorso presentato il settembre precedente dalla “Lariana” e stabilisce l’illegittimità della requisizione della flotta da parte della Gestione Commissariale; la speranza di un ritorno della “Lariana” viene però soffocata da un nuovo decreto ministeriale che stabilisce virtualmente l’inizio della Gestione Commissariale al 31 Marzo 1953, e regola la cessione della flotta: alla “Lariana” rimangono 4 piroscafi posti in disarmo l’anno precedente, mentre il pagamento per il resto della flotta verrà versato dal Governo soltanto nel 1955, sopprimendo ogni possibilità per la “Lariana” di tentare una ripresa del servizio.
Nel 1953 i piroscafi “Unione”, “Commercio”, “Adda”, “Como” e “Menaggio” compiono il loro ultimo viaggio per Dervio, dove vengono demoliti: si perde così una gran parte della flotta storica del lago di Como: in particolare l’”Adda” e il “Menaggio” avrebbero potuto benissimo essere trasformati in motonavi ed utilizzate al posto della serie “Laghi”, essendo di dimensioni simili ma decisamente più pregevoli nella linea; così pure l’”Unione”, piroscafo simbolo della navigazione sul Lario.
Nel frattempo continuano i nuovi vari, ed il 6 settembre 1954 alla presenza di molti invitati ha luogo la presentazione ufficiale della nuova flotta; nello specchio d’acqua tra Cernobbio e Blevio ha luogo una sfilata cui prendono parte i 5 motoscafi serie “Uccelli”, le tre motonavi serie “Laghi” e le 5 serie “fiori”. La nuova flotta soddisfa per modernità, ma non certo per caratteristicità: in particolare i nomi scelti per le nuove unità hanno ben poco di lariano, riducendo le simpatie degli abitanti rivieraschi per i nuovi natanti.
Nel 1955 è costruita la nuova nave traghetto “Stelvio”, primo grande traghetto del lago di Como; ma la nuova unità è troppo grande per gli esili pontili del preesistente servizio traghetto; si rende perciò necessaria la costruzione di nuovi pontili in muratura, opera che posticiperà il nuovo servizio traghetto fino al 1958. Nel 1956 vengono costruite ed entrano in servizio le due grandi motonavi gemelle “A.Volta” e “A.Manzoni”; queste due splendide navi colmano in parte il vuoto di grandi unità da crociera creatosi dopo la guerra e le demolizioni, assumendosi gran parte dei collegamenti con l’alto lago.

PlinioIl 1° agosto 1969 il ministero dei trasporti nomina gestore Governativo l’ingegner Pietro Santini. Il lungo operato di Santini – che resterà al vertice della gestione Governativa Navigazione Laghi fino al 1990 – è segnato da una sorta di accanimento contro gli ultimi piroscafi rimasti sui laghi italiani: a suo nome si devono registrare un piroscafo disarmato e venduto, due piroscafi stravolti da rimodernamenti assurdi, due piroscafi trasformati in motonavi a ruote, e, tocco finale, il disarmo del piroscafo “Patria”. Già nel 1970 il gestore decide relativamente al lago di Como la vendita del piroscafo “Plinio”, in disarmo da alcuni anni; il “Plinio” verrà acquistato nel ’73 dal Centro Nautico Alto Lario e ormeggiato a Colico, ove resterà fino al 1999. nel frattempo le motonavi “Volta” e “Manzoni” vengono dotate di verande coperte sui ponti superiori, e di due ordini di ristorante. Nel 1973 il piroscafo “Patria” torna in servizio dotato di vetrate che permettono di scorgere il lavoro delle ruote. Nel 1974 entra in servizio il terzo aliscafo, la “Freccia delle Betulle”, mentre il piroscafo “Concordia” entra in cantiere per i grandi lavori di rimodernamento. Nel 1976 giunge sul lago di Como il quarto aliscafo calsse PT20, battezzato “Freccia delle Gardenie”, e si decide di istituire un servizio invernale di aliscafo Como – Gera Lario, che si rivela immediatamente una valida alternativa al mezzo privato. Il 24 giugno 1977 il piroscafo “Concordia” lascia il cantiere di Tavernola per le prove di macchina; la bella linea del piroscafo è stata completamente stravolta dall’inserzione di una veranda coperta sul ponte di poppa; i preziosi arreddi del salone sono sostituiti da squallide lamiere.
PatriaNel 1980 entra in servizio il nuovo grande aliscafo da 200 passeggeri “Freccia delle Valli”, primo grande aliscafo dei laghi italiani, seguito nel 1983 dall’aliscafo “Guglielmo Marconi”. Nel 1984 vengono varate le due motonavi gemelle “Renzo” e “Lucia”, che insieme alla “Fra Cristoforo” del 1985 e all’”Innominato” del 1987 costituiscono la serie “Promessi sposi”. Questa serie di motonavi costituisce un deciso passo indietro per la NLC; il progetto originale infatti risale agli anni 50, e le motonavi risultano poco comode e molto rumorose. Nel frattempo vanno in disarmo le motonavi serie “laghi”, parte della serie “fiori”, le storiche motonavi “Bisbino” e “Baradello”, l’aliscafo “Freccia del Lario”; la navigazione conosce un periodo di forte contrazione, causata anche da scelte aziendali molto discutibili. Nel 1988 entra in servizio il maxitraghetto “Plinio”; l’idea è quella di istituire un servizio autotraghetto sull’asse nord-sud, su esempio del lago di Garda; ma il nuovo traghetto si rivela palesemente insufficente al servizio suddetto, peraltro scarsamente remunerativo. Nel 1989 entra in servizio l’aliscafo “Voloire”, mentre viene interamente rinnovato il motoscafo “Falco”, e la motonave “Milano” entra in cantiere per il completo rimodernamento. L’ operato di Santini in navigazione si chiude con la messa in disarmo del piroscafo “Patria” nel 1990, rimesso di nuovo completamente restauranto in servizio 23 anni dopo.

L’ultimo decennio del secolo vede la NLC in crisi; i servizi sono notevolmente ridotti e generalmente mal programmati, la flotta è decimata, l’unico servizio redditizio rimane il traghetto a centro lago, svolto principalmente dalle infaticabili motonavi serie “Stelvio”. Nel 1991 si decide la vendita della motonave “Bisbino”, in disarmo dal 1982, mentre il piroscafo “Patria” rimane ormeggiato alla diga, in disarmo. Nel 1992 torna in servizio la motonave “Milano”, completamente rinnovata; del natante originario rimane il solo scafo, ma le nuove sovrastrutture sono davvero di ottima fattura, segno del valore tecnico delle maestranze del cantiere di Tavernola. Nel 1993 entra in servizio il nuovo traghetto bidirezionale “Adda”, una versione migliorata del “Plinio”, sia esteticamente che strutturalmente. Nel 1994 vengono demoliti la motonave “Narciso” e gli aliscafi “Freccia del Lario” e “Freccia degli Ulivi”; il piroscafo “Patria” è portato al cantiere di Dervio, privato delle caldaie e completamente abbandonato. Tuttavia dal 1995 si ha finalmente una ripresa del servizio sia turistico che invernale. Nel ’95 giunge sul lago l’aliscafo “Freccia dei Gerani”, trasferito dal lago di Garda, mentre nell’ottobre il piroscafo “Patria” viene alato nel cantiere di Dervio per un controllo approfondito allo scafo. L’orario estivo del 1995 introduce una intelligente serie di crociere giornaliere a itinerario variabile di giorno in giorno, svolte con la motonave “Milano”; il servizio riscuote un ottimo successo, ed ispira successive modifiche all’orario nel 1996. Il 1996 vede un orario in parte rinnovato, con l’inserzione di nuove corse, ed in generale un impegno maggiore per la flotta. Tuttavia si registra anche la soppressione di alcuni scali (Acquaseria, Gera L., Carate) . Nell’ottobre 1996 affonda nel porto di Como la motonave “Baradello”, in disarmo da molti anni, per sabotaggio; la motonave viene riportata in superfice il successivo gennaio 1997, e rimorchiata a Dervio. Il 1997 vede il ritorno in servizio della motonave “Ninfea” e il predisarmo della motonave “Iris”; inoltre ritorna in servizio dopo alcuni anni il motoscafo “Aquila”. Nel 1998 inizia la costruzione di un nuovo maxitraghetto, simile al “Plinio” ma meno versatile, ed in generale reso piuttosto inutile dall’apertura dell’attraversamento sotterraneo di Lecco nel 1999, che riduce notevolmente il volume di traffico per il servizio traghetto. Il 1999 vede una certa espansione del servizio, soprattutto in primavera-estate, premiata dal pubblico. Nel 2000 ritorna in servizio la motonave “Iris” mentre vengono demolite le motonavi “Baradello”, “Verbano” e “Lario”. I lavori per il nuovo maxitraghetto si bloccano per il fallimento della ditta costruttrice; il piroscafo “Patria”, di cui era stato siglato il rinnovamento, rimane ad arrugginire a Dervio. Vengono riaperti i pontili di Lierna e Brienno, sia pure con servizi limitati. Il 2001 vede incrementarsi ulteriormente il volume di traffico sul lago; ma soprattutto l’anno è segnato dall’arrivo dei catamarani, destinati a sostituire gli aliscafi serie PT20; la “Freccia delle Azalee” è posta in disarmo a Dervio. Il 2002 vede l’entrata in servizio del “Città di como”, primo di una serie di tre catamarani; questi sgraziati natanti sono al centro di grandi polemiche, ed il loro servizio è tutt’ora criticato e poco affidabile; fondamentalmente questa serie di catamarani, pur con qualche pregio in termini di comfort, si rivela completamente inadatta a sostituire i piccoli aliscafi RHS70, il cui servizio viene quindi protratto a oltranza. L’estate 2002 è caratterizzata dalla riapertura del pontile di Musso, e da un intenso utilizzo su corse di linea del piroscafo “Concordia”, premiato dal pubblico che affluisce sul lago sempre più numeroso. Nel gennaio 2003 i pessimi risultati portano a un temporaneo blocco dei catamarani, e al ripristino dell’aliscafo “Freccia dei Gerani”, più rapido ed economico. Nel marzo 2004 si progetta la vendita del piroscafo “Patria” a una cifra simbolica alla Provincia di Como. L’estate 2004 vede una nuova crociera con pranzo a bordo da Lecco nei festivi, effettuata da una serie “Volta”, con conseguente impiego in servizio di linea del traghetto “Plinio” e pesanti ritardi. Lo scafo del piroscafo “Patria” viene rimesso a nuovo sullo scalo di Dervio, ma il piroscafo viene nuovamente abbandonato in disarmo. Frattanto – novembre 2004 – è posto in disarmo l’aliscafo “Freccia delle Betulle”.

Società Minori

La navigazione sul lago di Como, oltre alle grandi Società di Navigazione che con i loro possenti piroscafi solcavano le rotte principali, ha visto anche vivere per breve periodo dele piccole società di navigazione, nate con l’intento di coprire alcuni collegamenti poco sfruttati, ma vissute molto poco, per la scarsità dei mezzi e gli oneri del servizio.

La flotta della Martino Novi & C

Nome Anno varo Anno demolizione Tipo Note
Bellagio 1878 1916 Piroscafo venduto nel 1881 alle “Società Riunite”
Val D’Intelvi 1878 1930 Piroscafo trasferito nel 1881 sul lago d’Iseo

La flotta della A.Giussani

Nome Anno varo Anno demolizione Tipo Note
Menaggio 1878 1953 Piroscafo passato nel 1884 alle “Società Riunite”
Umberto I° 1878 Radiato nel 1974 Piroscafo passato nel 1884 alle “Società Riunite”
trasformato in motonave nel 1933
Bellano 1878 1922 Piroscafo passato nel 1884 alle “Società Riunite”