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L’iniziativa dell’Associazione Amici del Plinio e il racconto dell’ultimo sub che lo ha visionato.

Il 9 dicembre del 2010, lo storico piroscafo Plinio, ancorato da dieci anni al pontile del ristorante “La Barcaccia” di Verceia, sul Lago di Mezzola, colò a picco adagiandosi sul fondale a 45 metri di profondità. Da allora l’Associazione Amici del Plinio ne tiene vivo il ricordo nella speranza di poterlo un giorno recuperare

LE NUOVE FELPE PER NON DIMENTICARE
A questo scopo l’Associazione ha recentemente realizzato un nuovo logo e una felpa dedicata al battello affondato. «Le felpe – ha spiegato Lorenzo Bettiga, dell’Associazione Amici del Plinio – sono nate dal nostro desiderio di dare voce in qualche modo al piroscafo. La qualità del capo è speciale, e l’immagine è ricamata e non stampata. Non vi è nessun ricavo nelle vendite (sono vendute al prezzo felpa + ricami), si tratta più che altro di un modo per sostenere la causa del Plinio. Speriamo che l’iniziativa possa avere un vivace riscontro».

LE IMMERSIONI

« La maggior parte delle persone si è ormai abituata all’assenza del piroscafo, ma il Plinio esiste più che mai, e più che mai ci dobbiamo dar da fare perché venga ricordato e salvaguardato – ha quindi raccontato Lorenzo -. Compito dell’Associazione è quindi quello di porsi quale ponte tra mondo emerso e mondo sommerso, tra la realtà della gente che non lo ha più rivisto e la sua silenziosa presenza sul fondo del lago. Attorno al Plinio inoltre gravita l’interesse di molti professionisti subacquei qualificati, vuoi per hobby o per professione, così anche all’interno della nostra Associazione è stato creato un gruppo di appassionati che periodicamente effettua immersioni nei pressi del relitto; quasi un team di salvaguardia e ricerca più che semplici visitatori e/o turisti subacquei. Dobbiamo infatti ricordare che il Plinio è stato dichiarato Bene Storico Culturale».

 

“QUASI COME IBERNATO”

Uno degli ultimi ad aver perlustrato il piroscafo affondato è Mario Spagnoletti, subacqueo professionista torinese, in una recente immersione con alcuni amici. A lui abbiamo chiesto di descriverci la situazione attuale del relitto: «Il Plinio appare integro e senza segni del tempo – ci ha raccontato Spagnoletti -; l’acqua fredda (4°C) e l’oscurità fanno si che il piroscafo si mantenga in perfetto stato, quasi come ibernato. Abbiamo notato solo un paio di finestre rotte che riteniamo siano così da ancor prima dell’affondamento ed una porta sfondata, forse unico danno causato dall’improvvisa pressione dell’acqua. Naturalmente è ricoperto da un sottile strato di limo, ma tutte le strutture primarie sono ancora al loro posto, comprese cime e cavi in acciaio. L’affondamento non deve essere avvenuto in modo violento; il relitto deve essersi adagiato lentamente sul fondo, scivolando dalla superficie sino al punto attuale, a circa 300 metri dalla riva».

IL FUTURO

Sulla possibilità di un eventuale recupero del relitto, Spagnoletti pare piuttosto scettico: «Ritengo che sia difficilmente realizzabile, a causa delle dimensioni del piroscafo (è lungo infatti 53 metri e largo 11,5) e del peso, ancor più con la gettata di cemento colata al suo interno». Ma gli Amici del Plinio non sono di questa opinione: «Certo – ha commentato Lorenzo – l’impresa non è semplice, ma in passato, sul Lario, si è già assistito a recuperi di relitti dati ormai per persi».

«In ogni caso – ha concluso Spagnoletti -, oggi il Plinio è forse ancor più da salvaguardare dal pericolo di un eventuale turismo subacqueo di massa: sommozzatori imprudenti, o cacciatori di immagini a tutti i costi, potrebbero infatti essere fonte di pericolo per sé stessi e gli altri, col rischio di far interdire questo splendido sito dalle Autorità competenti. Per ora a proteggerlo c’è il lago, l’immersione in quelle acque è infatti molto selettiva, non tanto per la profondità del relitto, quanto piuttosto per la situazione ambientale in cui si presenta: acque molto fredde, correnti e visibilità ridottissima».

A cura di Elisa Denti – Vaol.it